La chirurgia mininvasiva vitreale combinata a facoemulsificazione
Attualmente per curare chirurgicamente i distacchi di retina e gli esiti
dei traumi endobulbari viene utilizzata la tecnica definita "vitrectomia
via pars plana" (PPV), ideata e iniziata nei primi anni '70 e
profondamente migliorata negli ultimi cinque anni.
I progressi conseguiti nei sistemi di osservazione, nei vitrectomi e
nelle fonti di illuminazione hanno indotto un'estensione delle patologie
affrontabili con l' intervento di vitrectomia.
Le indicazioni chirurgiche sono passate dal trattamento esclusivo dei
casi più gravi, come i distacchi retinici dovuti a diabete o traumi, a
quelli più delicati come le patologie maculari e vascolari.
La PPV può essere eseguita con una tecnica mininvasiva durante la quale
viene asportata una quantità minima di vitreo, esclusivamente quello
necessario per arrivare alla zona di retina da operare.
L' asportazione del vitreo viene attuata attraverso dei vitrectomi che
entrano in fori da 23 o 25 gauche (più alto è il numero più piccolo è il
foro).
I sistemi d' osservazione utilizzabili sono due: il BIOM o la lampada a
fessura.
Sono entrambi sistemi ottici che si montano sul microscopio e
differiscono per la porzione di retina visualizzata e nella fonte
d'illuminazione richiesta.
Il BIOM è un sistema di lenti e prismi di vario potere che dà una
visione molto ampia della retina e necessita di una fibra ottica che
illumini l'interno del bulbo, questo comporta, però, la necessità di
praticare tre fori: due per i ferri e uno per l' illuminazione.
La lampada a fessura invece offre una visione solo della porzione che si
sta operando ma ha il vantaggio che non necessita di una fonte luminosa
in quanto è già incorporata in essa.
Gran parte delle patologie idonee ad essere trattate con la PPV sono
tipiche delle III o IV età e quindi sono spesso associate alla presenza
di cataratta; qualora questa non fosse presente è comunque noto
l'effetto catarattogeno dell'intervento di vitrectomia.
Per riuscire a vedere in fondo all'occhio il chirurgo deve
necessariamente guardare attraverso il cristallino del paziente, quindi
se questo presenta una cataratta o una iniziale opacità si associano
spesso i due interventi (cataratta e vitrectomia).
Con l' utilizzo della vitrectomia con tecnica mininvasiva la durata
dell' intervento si riduce di 1/3, con il vantaggio che si possono
combinare gli interventi di vitrectomia e cataratta praticando al
paziente solo l' anestesia locale e quindi permettergli di essere
ricoverato in regime di day hospital.
In più la PPV è una tecnica chirurgica in cui si evitano le suture e la
diatermia, riducendo al minimo le chemosi, le infiammazioni e quindi il
fastidio postoperatorio.
(da La Voce AICCER)
dei traumi endobulbari viene utilizzata la tecnica definita "vitrectomia
via pars plana" (PPV), ideata e iniziata nei primi anni '70 e
profondamente migliorata negli ultimi cinque anni.
I progressi conseguiti nei sistemi di osservazione, nei vitrectomi e
nelle fonti di illuminazione hanno indotto un'estensione delle patologie
affrontabili con l' intervento di vitrectomia.
Le indicazioni chirurgiche sono passate dal trattamento esclusivo dei
casi più gravi, come i distacchi retinici dovuti a diabete o traumi, a
quelli più delicati come le patologie maculari e vascolari.
La PPV può essere eseguita con una tecnica mininvasiva durante la quale
viene asportata una quantità minima di vitreo, esclusivamente quello
necessario per arrivare alla zona di retina da operare.
L' asportazione del vitreo viene attuata attraverso dei vitrectomi che
entrano in fori da 23 o 25 gauche (più alto è il numero più piccolo è il
foro).
I sistemi d' osservazione utilizzabili sono due: il BIOM o la lampada a
fessura.
Sono entrambi sistemi ottici che si montano sul microscopio e
differiscono per la porzione di retina visualizzata e nella fonte
d'illuminazione richiesta.
Il BIOM è un sistema di lenti e prismi di vario potere che dà una
visione molto ampia della retina e necessita di una fibra ottica che
illumini l'interno del bulbo, questo comporta, però, la necessità di
praticare tre fori: due per i ferri e uno per l' illuminazione.
La lampada a fessura invece offre una visione solo della porzione che si
sta operando ma ha il vantaggio che non necessita di una fonte luminosa
in quanto è già incorporata in essa.
Gran parte delle patologie idonee ad essere trattate con la PPV sono
tipiche delle III o IV età e quindi sono spesso associate alla presenza
di cataratta; qualora questa non fosse presente è comunque noto
l'effetto catarattogeno dell'intervento di vitrectomia.
Per riuscire a vedere in fondo all'occhio il chirurgo deve
necessariamente guardare attraverso il cristallino del paziente, quindi
se questo presenta una cataratta o una iniziale opacità si associano
spesso i due interventi (cataratta e vitrectomia).
Con l' utilizzo della vitrectomia con tecnica mininvasiva la durata
dell' intervento si riduce di 1/3, con il vantaggio che si possono
combinare gli interventi di vitrectomia e cataratta praticando al
paziente solo l' anestesia locale e quindi permettergli di essere
ricoverato in regime di day hospital.
In più la PPV è una tecnica chirurgica in cui si evitano le suture e la
diatermia, riducendo al minimo le chemosi, le infiammazioni e quindi il
fastidio postoperatorio.
(da La Voce AICCER)

<< Home page