La visita oculistica di base
L'esame oculistico si avvale oggigiorno di una vastissima gamma di
strumenti tecnologici che affiancandosi alle vecchie apparecchiature,
consentono di studiare e misurare in modo approfondito e preciso
l'occhio sia dal punto di vista morfologico sia da quello funzionale.
La visita oculistica di base prevede alcune tappe fondamentali che
conducono alla valutazione della funzionalità oculare e alla diagnosi
di eventuali stati patologici.
Il primo passo è rappresentato dalla valutazione biomicroscopica
dell'occhio alla lampada a fessura. L'analisi alla lampada a fessura
consente di effettuare una valutazione qualitativa e quantitativa delle
strutture dell'occhio; è possibile quindi valutare la cute palpebrale,
l'impianto delle ciglia, i puntini lacrimali, la congiuntiva, la
morfologia della cornea (presenza di alterazioni), la camera anteriore
(profondità ed altro), l'iride (aspetto, colore, etc), la pupilla
(anomalie di forma, di sede, etc) e il cristallino (eventuale opacità,
dislocazione o assenza).
L'impiego di opportune lenti di ingrandimento quali la lente a tre
specchi di Goldmann, consente inoltre la valutazione dell'angolo
sclerocorneale (che è la struttura anatomica deputata al mantenimento di
un corretto valore della pressione intraoculare), del vitreo (eventuale
distacco posteriore, fluidificazione o aderenze patologiche) e della
retina (presenza di degenerazioni centrali, periferiche o di distacchi).
Successivamente si procede ad analizzare la funzionalità dell'occhio per
mezzo della determinazione dell'acuità visiva; questo esame però va
preceduto da altri.
Si effettua prima la cheratometria o oftalmometria, la quale rappresenta
la misurazione del raggio di curvatura della superficie anteriore della
cornea. I valori normali corrispondono ad un potere diottrico rifrattivo
che va da 37 a 52 diottrie. Lo strumento impiegato più frequentemente è
il cheratometro Javal, il quale è costituito da due mire luminose e
colorate (una arancione ed una verde) che vengono proiettate sulla
superficie anteriore della cornea; muovendo una rotella si ottiene il
grado di astigmatismo; l'inclinazione delle due mire luminose consente
di determinare la direzione (asse) dell'astigmatismo dell'occhio esaminato.
Fatti questi primi esami dell'occhio, si procede alla determinazione
dell'acuità visiva; ci si avvale dell'utilizzo di tavole ottotipiche e
di occhiali di prova muniti di lenti ed opportuno occlusore. La classica
tavola ottotipica è ad oggi sostituita od affiancata dalle tavole ETDRS
che consentono esami più precisi e costanti nel tempo.
Il foroptero è uno strumento che per mezzo di un sistema contenente
tutte le lenti positive e negative da -19 D a + 16D e le lenti
astigmatiche fino a -6 D, consente un esame dell'acuità visiva rapido e
al tempo stesso preciso.
La determinazione del difetto visivo avviene inoltre per mezzo
dell'autorifrattometro, strumento automatico che consente di determinare
il difetto rifrattivo dell'occhio analizzato. Questo strumento è
utilizzato di routine nella pratica clinica in quanto di facile
applicazione e non invasivo. Tale esame consente di ottenere una stima
del difetto rifrattivo del paziente esaminato.
La tonometria è la misura della pressione intraoculare. Nella pratica
clinica è molto importante conoscere i valori di pressione dentro
l'occhio, in quanto rialzi pressori possono indurre danni irreversibili
al nervo ottico e al campo visivo. I valori pressori normali sono
compresi in un intervallo che va dai 10 mmHg ai 21 mmHg; rilevazioni
superiori a tali valori devono indurre il medico ad indagare più a fondo
lo stato generale dell'occhio al fine di fare una diagnosi precoce e
instaurare così una terapia idonea a preservare la funzionalità del
nervo ottico.
Il tonometro di Goldmann funziona nel seguente modo: si instilla una
goccia di anestetico locale nell'occhio e dopo aver colorato la
congiuntiva e la cornea con una soluzione di fluoresceina sodica, si fa
scivolare il tonometro fino a toccare la superficie oculare. Il
tonometro presenta due semicerchi opposti che vanno fatti coincidere in
un punto ruotando un'apposita rotella provvista di una scala graduata di
valori. Si ottiene così il valore della pressione oculare.
La Tonopen è un piccolo strumento ad applanazione che funziona in modo
automatico. Il tonometro a soffio è uno strumento non a contatto che
impiega un soffio d'aria diretto sulla cornea. Il tempo impiegato per
appianare una superficie standard viene convertito nella pressione oculare.
Conclusa l'ispezione dell'occhio a pupilla normale si procede con la sua
dilatazione mediante colliri appositi. La dilatazione pupillare è una
procedura fondamentale per poter analizzare le strutture posteriori
dell'occhio.
Si esegue quindi l'oftalmoscopia che è l'analisi del fondo dell'occhio
(si esamina il vitreo, l'albero vascolare retinico, il nervo ottico e la
retina).
L'oftalmoscopio contiene al suo interno delle lenti sferiche che
consentono all'osservatore di mettere a fuoco l'immagine della retina.
Per facilitare una buona visione del fondo l'esame deve essere
effettuato in condizione di semibuio e a pupilla dilatata.
L'oftalmoscopio contiene inoltre una serie di filtri che consentono di
ispezionare meglio la retina, ad esempio la luce rossa priva rende scuro
l'aspetto dei vasi e le fibre nervose più prominenti. L'uso di questo
filtro è utile per identificare minute emorragiole superficiali, buchi
nella retina ed iniziali degenerazioni maculari. La luce rossa
diminuisce il contrasto tra i vasi retinici e la retina, si possono così
differenziare emorragie da tumori pigmentari che contengono melanina. La
luce polarizzata minimizza gli effetti provenienti dai riflessi della
cornea del paziente; riducendo l'ingrandimento è possibile visualizzare
le strutture del segmento anteriore. I filtri blu cobalto eccitano la
fluorescenza determinata dall'instillazione nell'occhio di fluoresceina
sodica per evidenziare alterazioni della superficie oculare anteriore.
(Da "La Vista Umana")
strumenti tecnologici che affiancandosi alle vecchie apparecchiature,
consentono di studiare e misurare in modo approfondito e preciso
l'occhio sia dal punto di vista morfologico sia da quello funzionale.
La visita oculistica di base prevede alcune tappe fondamentali che
conducono alla valutazione della funzionalità oculare e alla diagnosi
di eventuali stati patologici.
Il primo passo è rappresentato dalla valutazione biomicroscopica
dell'occhio alla lampada a fessura. L'analisi alla lampada a fessura
consente di effettuare una valutazione qualitativa e quantitativa delle
strutture dell'occhio; è possibile quindi valutare la cute palpebrale,
l'impianto delle ciglia, i puntini lacrimali, la congiuntiva, la
morfologia della cornea (presenza di alterazioni), la camera anteriore
(profondità ed altro), l'iride (aspetto, colore, etc), la pupilla
(anomalie di forma, di sede, etc) e il cristallino (eventuale opacità,
dislocazione o assenza).
L'impiego di opportune lenti di ingrandimento quali la lente a tre
specchi di Goldmann, consente inoltre la valutazione dell'angolo
sclerocorneale (che è la struttura anatomica deputata al mantenimento di
un corretto valore della pressione intraoculare), del vitreo (eventuale
distacco posteriore, fluidificazione o aderenze patologiche) e della
retina (presenza di degenerazioni centrali, periferiche o di distacchi).
Successivamente si procede ad analizzare la funzionalità dell'occhio per
mezzo della determinazione dell'acuità visiva; questo esame però va
preceduto da altri.
Si effettua prima la cheratometria o oftalmometria, la quale rappresenta
la misurazione del raggio di curvatura della superficie anteriore della
cornea. I valori normali corrispondono ad un potere diottrico rifrattivo
che va da 37 a 52 diottrie. Lo strumento impiegato più frequentemente è
il cheratometro Javal, il quale è costituito da due mire luminose e
colorate (una arancione ed una verde) che vengono proiettate sulla
superficie anteriore della cornea; muovendo una rotella si ottiene il
grado di astigmatismo; l'inclinazione delle due mire luminose consente
di determinare la direzione (asse) dell'astigmatismo dell'occhio esaminato.
Fatti questi primi esami dell'occhio, si procede alla determinazione
dell'acuità visiva; ci si avvale dell'utilizzo di tavole ottotipiche e
di occhiali di prova muniti di lenti ed opportuno occlusore. La classica
tavola ottotipica è ad oggi sostituita od affiancata dalle tavole ETDRS
che consentono esami più precisi e costanti nel tempo.
Il foroptero è uno strumento che per mezzo di un sistema contenente
tutte le lenti positive e negative da -19 D a + 16D e le lenti
astigmatiche fino a -6 D, consente un esame dell'acuità visiva rapido e
al tempo stesso preciso.
La determinazione del difetto visivo avviene inoltre per mezzo
dell'autorifrattometro, strumento automatico che consente di determinare
il difetto rifrattivo dell'occhio analizzato. Questo strumento è
utilizzato di routine nella pratica clinica in quanto di facile
applicazione e non invasivo. Tale esame consente di ottenere una stima
del difetto rifrattivo del paziente esaminato.
La tonometria è la misura della pressione intraoculare. Nella pratica
clinica è molto importante conoscere i valori di pressione dentro
l'occhio, in quanto rialzi pressori possono indurre danni irreversibili
al nervo ottico e al campo visivo. I valori pressori normali sono
compresi in un intervallo che va dai 10 mmHg ai 21 mmHg; rilevazioni
superiori a tali valori devono indurre il medico ad indagare più a fondo
lo stato generale dell'occhio al fine di fare una diagnosi precoce e
instaurare così una terapia idonea a preservare la funzionalità del
nervo ottico.
Il tonometro di Goldmann funziona nel seguente modo: si instilla una
goccia di anestetico locale nell'occhio e dopo aver colorato la
congiuntiva e la cornea con una soluzione di fluoresceina sodica, si fa
scivolare il tonometro fino a toccare la superficie oculare. Il
tonometro presenta due semicerchi opposti che vanno fatti coincidere in
un punto ruotando un'apposita rotella provvista di una scala graduata di
valori. Si ottiene così il valore della pressione oculare.
La Tonopen è un piccolo strumento ad applanazione che funziona in modo
automatico. Il tonometro a soffio è uno strumento non a contatto che
impiega un soffio d'aria diretto sulla cornea. Il tempo impiegato per
appianare una superficie standard viene convertito nella pressione oculare.
Conclusa l'ispezione dell'occhio a pupilla normale si procede con la sua
dilatazione mediante colliri appositi. La dilatazione pupillare è una
procedura fondamentale per poter analizzare le strutture posteriori
dell'occhio.
Si esegue quindi l'oftalmoscopia che è l'analisi del fondo dell'occhio
(si esamina il vitreo, l'albero vascolare retinico, il nervo ottico e la
retina).
L'oftalmoscopio contiene al suo interno delle lenti sferiche che
consentono all'osservatore di mettere a fuoco l'immagine della retina.
Per facilitare una buona visione del fondo l'esame deve essere
effettuato in condizione di semibuio e a pupilla dilatata.
L'oftalmoscopio contiene inoltre una serie di filtri che consentono di
ispezionare meglio la retina, ad esempio la luce rossa priva rende scuro
l'aspetto dei vasi e le fibre nervose più prominenti. L'uso di questo
filtro è utile per identificare minute emorragiole superficiali, buchi
nella retina ed iniziali degenerazioni maculari. La luce rossa
diminuisce il contrasto tra i vasi retinici e la retina, si possono così
differenziare emorragie da tumori pigmentari che contengono melanina. La
luce polarizzata minimizza gli effetti provenienti dai riflessi della
cornea del paziente; riducendo l'ingrandimento è possibile visualizzare
le strutture del segmento anteriore. I filtri blu cobalto eccitano la
fluorescenza determinata dall'instillazione nell'occhio di fluoresceina
sodica per evidenziare alterazioni della superficie oculare anteriore.
(Da "La Vista Umana")

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