Le malattie dell'occhio

Tutte le malattie dell'occhio, le novità che riguardano la cura e la prevenzione.

mercoledì 29 ottobre 2008

La vista del neonato

Alla nascita, ogni bambino reagisce alla luce e al buio ma non è in
grado di percepire i colori. Il suo mondo è grigio, la luce lo attira e
qualche volta lo disturba, il buio lo può spingere al sonno o
disturbarlo e indurlo al pianto.
Il periodo neonatale è un momento nel quale i bisogni sono ridotti
all'essenziale e le richieste si manifestano con l'unico strumento
disponibile, il pianto. Fortunatamente, almeno nelle prime fasi della
vita, il piccolo cresce in fretta.
A un solo mese la vista del bambino è attratta da fonti luminose, come
ad esempio una finestra che gli venga spalancata davanti, e da oggetti o
persone in movimento davanti a lui; non li segue con gli occhi, non può
ancora, ma fissandoli anche per un istante dimostra il suo interesse per
quel qualcosa di nuovo percepito, la luce e il movimento, che cominciano
a far parte della sua vita. In effetti la fissazione è incostante:
insegue per un breve tratto poi tende a deviare lo sguardo non essendo
ancora bene sviluppato il coordinamento dei movimenti: si tratta
essenzialmente di movimenti riflessi e di una fissazione a scatti e non
come modo continuo.
Verso la fine del secondo mese inizia ad osservare i movimenti delle
proprie mani; non ha però ancora la visione dei colori dato che la fovea
e la macula non si sono ancora sviluppate e ciò si spiega con il fatto
che il neonato non ha in realtà bisogno della vista.
Fra il secondo e il quarto mese il bimbo comincia a interessarsi di
quanto gli viene portato intorno o di quello che può già percepire con
lo sguardo. Segue per un po' le fonti di luce in movimento davanti ai
suoi occhi, comincia a guardare con curiosità e un po' d'attenzione i
primi giocattoli, purché non siano troppo vicini al volto, perché ha
ancora difficoltà a convergere gli occhi. Comincia a rispondere ai volti
degli altri che gli si avvicinano, qualche volta con un sorriso,
tal'altra con uno scoppio di pianto; inizia a comparire il senso
stereoscopico (visione tridimensionale).
Verso il quarto mese comincia a guardarsi intorno e osserva con
attenzione le proprie mani, sono le prime cose che può esplorare da
vicino, anche se la sua vista non è ancora perfettamente a fuoco;
comincia ad avere la visione centrale perché la macula della retina sta
maturando.
Dovrà aspettare fino al compimento del sesto mese per riuscire a fissare
bene gli oggetti e carpirne i particolari e soprattutto per riuscire a
distinguere finalmente i colori. A 5-6 mesi il neonato acquisisce anche
la competenza gnosica: riconosce il viso della madre dai volti sconosciuti.
Al sesto mese tenta di prendere oggetti al di fuori della sua portata,
riesce a fissarli bene ed a distinguerne i particolari; finalmente vede
i colori; mostra il riflesso di fusione e matura la visione binoculare
singola con un più completo grado di stereopsi, cioè il senso della
tridimensionalità (per visione binoculare singola si intende una visione
dovuta al fatto che gli occhi collaborano adeguatamente tra loro al fine
di arrivare ad una percezione simultanea, alla fusione delle immagini ed
ad una visione stereoscopica).
Nessuna preoccupazione se gli occhi del bimbo fino al sesto mese tendono
ad andare un po' per i fatti loro; è tipica della più tenera età
quell'espressione un poco buffa che assumono con gli occhi convergenti o
divergenti di chi vuole guardare un oggetto o un viso troppo vicini o
spostati rispetto all'asse di visione.
Esiste però anche uno strabismo falso o pseudostrabismo, detto in
termini clinici "epicanto mediale", dovuto a una particolare
conformazione degli occhi, che scompare di solito spontaneamente prima
dei dieci anni. Curiosamente lo stesso epicanto, invece, nelle
popolazioni asiatiche permane e fornisce loro l'aspetto di soggetti
apparentemente strabici.
Ma se gli occhi sono un po' convergenti o divergenti dopo il sesto mese
si può cominciare a sospettare uno strabismo, perché quella è l'età
nella quale gli occhi del bambino devono assumere il loro assetto
diritto, che si porteranno dietro per tutta la vita.
In caso di strabismo (assenza di parallelismo tra i due occhi) o di
anisometropia (notevole differenza di rifrazione tra i due occhi)
(spiegare meglio al profano cosa vuol dire) il cervello non è in grado
di fondere le immagini dei due occhi in una sola; per evitare visione
doppia o confusa il cervello esclude l'immagine dell'occhio più
offuscata: in questo modo l' occhio più debole diventa pigro od
ambliope. Più la diagnosi è precoce più è facile avere successo con la
terapia, che tuttora si basa sull'occlusione dell'occhio migliore
affinché il bambino usi l'occhio pigro. Spesso all'ambliopia, ma anche
senza, compare il nistagmo; si intende una situazione caratterizzata da
movimenti continui ed involontari, lenti o a scosse, monolaterali o
bilaterali, che impediscono al bambino di fissare gli oggetti e, quindi,
spesso, in tale situazione, la vista non si sviluppa bene.
(Da "Storia della visione")