Le malattie dell'occhio

Tutte le malattie dell'occhio, le novità che riguardano la cura e la prevenzione.

martedì 2 dicembre 2008

Lo sviluppo dell'occhio

Quali sono le trasformazioni che l'occhio in quanto bulbo oculare
subisce nel corso della vita? E' soggetto a cambiamenti simili a quelli
che ha il corpo umano durante lo sviluppo e la crescita?
E' interessante nel neonato e comunque durante la crescita constatare
che c'è una correlazione tra l'età, l'altezza, il peso corporeo e la
lunghezza dell'occhio (che si sviluppa e cresce né più né meno del resto
dell'organismo).
Alla nascita e nei primi mesi, spesso l'occhio è ipermetrope, ciò perché
è ancora "immaturo"; infatti durante la crescita si ha una
emmetropizzazione perché le componenti rifrattive dell'occhio hanno un
processo di sviluppo coordinato per avvicinarsi alla emmetropia (assenza
di difetti visivi per cui l'occhio vede bene per così dire "al naturale").
Ma cambiano anche altre strutture e/o il rapporto tra di loro: per
esempio nel corso della vita il colore del cristallino varia, tende ad
ingiallire e ciò può modificare la percezione della luce, vedendo i toni
dei colori più scuri e potendo notare aloni intorno a fonti luminose,
tipo i lampioni stradali.
Da 1 a 3 anni, lo sviluppo della vista di un bambino comincia a
percorrere la strada maestra della crescita tumultuosa cui è sottoposto
tutto l'organismo; il piccolo segue con attenzione tutto ciò che si
muove, intorno a lui, i suoi occhi riescono a convergere bene se si
avvicina al viso o alla bocca un giocattolo; ma soprattutto comincia a
sviluppare un'azione che si rivelerà fondamentale per la sua crescita,
cioè collegare vista e memoria, riconoscere persone e oggetti con cui ha
familiarità. Il bambino a questo punto ha già cominciato a costruirsi il
suo mondo, lo vede, lo riconosce e lo difende. Provate a portargli via
un giocattolo e ne avrete la prova!
A 6 anni lo sviluppo della funzione visiva è pressoché completo, anche
se non stabilizzato. Vale a dire che il bambino-uomo può vedere bene,
può percepire tutti i colori, può, salvo difetti congeniti, convergere
bene, il suo bulbo oculare è cresciuto notevolmente e segue comunque la
crescita di tutto l'organismo, la sua acutezza visiva raggiunge di
regola i 10/10 se non ha difetti visivi o patologie oculari. E' un
ometto insomma, ma ha davanti a sé la prima vera prova, il primo
confronto che la vita gli propone: la scuola. In cui non si confronterà
con giocattoli o con le carezze compiacenti della mamma ma con cose,
oggetti e persone diverse che da lui esigeranno, pur con tutta la
comprensione possibile, delle risposte. Dalle sue parole, dai suoi
atteggiamenti, dai suoi occhi. Perché la vista sarà una delle armi più
affilate delle quali il bambino potrà servirsi per districarsi in un
mondo tutto nuovo e non sempre amichevole.
Il primo libro, ad esempio, può rivelarsi un ostacolo quasi
insormontabile se il bimbo non è aiutato da una vista pressoché
perfetta. Può accadere che abbia difficoltà nel mettere a fuoco quanto
scritto sul libro o alla lavagna, lamentandosi d'essere stanco o d'avere
mal di testa. Certo può essere, e nella maggior parte dei casi è, la
ribellione del puledro che rifiuta il salto, di un bimbo cioè che veda
il libro, la maestra, la scuola e la lavagna come un ostacolo al suo
benessere e alla sua libertà. Ma potrebbe anche essere che il piccolo
non veda bene, ad esempio che metta a fuoco male le immagini perché
soffre di una leggera ipermetropia, quindi il suo bulbo oculare è troppo
corto e le immagini vengono focalizzate dietro la retina e non sulla
retina.
Si spiegherebbe così la stanchezza e l'emicrania, che colpiscono anche
chi soffre di astigmatismo e per cui la messa a fuoco diventa difficile
e faticosa; e tutti questi difetti della vista di solito non si
manifestano prima che il bambino cominci a studiare. Come se la scuola
e, più ancora, l'impegno fra libri e quaderni fungesse da detonatore di
una situazione disequilibrata che attendeva solo un pretesto per
manifestarsi.
Sempre negli anni delle scuole elementari, quando non addirittura
all'asilo, può capitare che una madre attenta o una maestra scrupolosa
si accorgano che il bambino pasticcia un po' con i colori, anche dopo
essere stato richiamato all'uso dell'uno piuttosto che dell'altro. Se
l'episodio si ripete e il bimbo mostra di non capire quanto gli viene
detto e continua a confondere i colori, ci sono buoni motivi per
sospettare che si tratti di daltonismo, un difetto ereditario della
percezione dei colori; la compromissione può essere totale ed in tal
caso il ragazzino vede il mondo in grigio con sfumature di varia
intensità oppure il difetto può essere parziale o non percepire soltanto
qualcuno dei colori primari (rosso, verde e blu) e quindi avere
semplicemente un'alterazione della percezione del colore.
(Da "Storia della visione")