Le malattie dell'occhio

Tutte le malattie dell'occhio, le novità che riguardano la cura e la prevenzione.

martedì 23 dicembre 2008

Il nervo ottico: le neuropatie

Le patologie del nervo ottico possono essere di vario tipo:
- neurologiche: la malattia neurologica che più frequentemente colpisce
il nervo ottico provocando una neurite ottica (infiammazione posteriore
del nervo ottico), è chiamata sclerosi multipla o sclerosi a placche. Si
tratta di una malattia degenerativa, provocata da cause sconosciute, che
può interessare, oltre all'occhio, anche porzioni del sistema nervoso
centrale. E' di solito monolaterale. Altre malattie neurologiche
provocano meno frequentemente neurite ottica: ad esempio le
infiammazioni che coinvolgono l'encefalo possono diffondersi
interessando il nervo ottico (encefaliti, encefalomieliti).
- Infettive: anche se molto rare, sono provocate per lo più, da
infezioni virali o batteriche che si presentano come estensioni locali
di malattie infiammatorie che coinvolgono l'orbita e le regioni attorno
agli occhi (sinusiti, meningiti).
- Vascolari: qualsiasi malattia che provochi un'alterazione della
circolazione del sangue nei vasi del nervo ottico può determinare una
sofferenza. Alcune malattie sistemiche, come il diabete, la ipertensione
arteriosa, patologie tumorali espansive, malattie del sangue (anemie),
possono dare stati di sofferenza del nervo ottico.
- Tossiche:varie sostanze di origine interna od esterna al corpo possono
essere cause di neuropatie ottiche.
Le forme più comuni di neuropatie ottiche tossiche sono quella tabagica
(fumo eccessivo) od alcoolica. Queste due sostanze esogene influiscono
sul corretto assorbimento di sostanze nutritive (grassi, proteine,
vitamine), indispensabili per il funzionamento del sistema nervoso.
Anche alcuni farmaci possono comportare uno stato tossico del nervo
ottico (arsenico,etambutolo).
- Traumatiche:qualsiasi trauma del nervo ottico può alterarne la
struttura, in maniera reversibile o definitiva.
(Da "La vista umana")

giovedì 18 dicembre 2008

La vista dell'adolescente

Col passare dei primi anni di scuola, verso la fine delle elementari e
l'inizio della scuola media, in pratica fra gli 8 e gli 11-12 anni,
molti bambini ormai avviati verso l'adolescenza possono cominciare a
lamentare di non veder bene quanto è scritto sulla lavagna, specialmente
se siedono negli ultimi banchi in fondo all'aula. Non lamentano mal di
testa o stanchezza e leggono correntemente da vicino senza alcuna
fatica, per cui l'allarme passa molto spesso inosservato.
E' un errore che molti genitori ed educatori commettono: otto volte su
dieci quella difficoltà di visione da lontano e a quell'età, segnalano
la comparsa della miopia, il difetto visivo più comune, per cui
l'immagine non viene messa a fuoco sulla retina ma davanti ad essa.
La miopia può essere un difetto congenito o familiare oppure può essere
provocata o facilitata da un utilizzo abnorme o eccessivo della vista,
come la lettura in condizioni di scarsa visibilità, specialmente quando
si è molto giovani. La miopia è un difetto progressivo che tende ad
aumentare con lo sviluppo fisico e richiede quindi ripetute messe a
punto degli occhiali, o delle lenti a contatto; il difetto che si
stabilizza, può essere corretto in età adulta con la chirurgia rifrattiva.
La miopia non ha altro tipo di correzione, perché non è una malattia
vera e propria dell'occhio ma una variazione della fisiologica crescita
del bulbo oculare.
Ma quando si è molto giovani, il progredire di un difetto della vista
crea qualche allarme, si pensa d'essere in presenza di un fenomeno che
non si riesce a controllare (ed in effetti è così....), mentre si nota ad
esempio che qualche altro difetto della vista tende a regredire o a
stabilizzarsi.
Un bambino o un ragazzo affetti da ipermetropia, se il difetto è
leggero, possono gradualmente fare a meno degli occhiali perché spesso
con la crescita il bulbo oculare si rimette a posto. L' astigmatismo
invece tende a restare invariato nell'arco della vita. Nemmeno la miopia
regredisce e anzi per lo più continua a crescere per fermarsi, ma non
sempre, al completamento dello sviluppo fisico.
Ci può essere il caso del miope che si accorge di continuare a
peggiorare con l'avanzare degli anni; si tratta della cosiddetta
malattia miopica, che si differenzia per il fatto che il bulbo oculare
si allunga progressivamente; la sua struttura, in particolare la retina,
si assottiglia e subentra una serie di piccole alterazioni che tendono a
durare anche per tutta la vita; quasi sempre questo è il caso di chi è
diventato miope molto prima della pubertà, nei primissimi anni delle
scuole elementari oppure addirittura all'asilo. In tale situazione la
miopia può raggiungere anche le 10 diottrie o addirittura 15 o 20,
obbligando all'uso permanente e costante di una forte correzione ottica
(con occhiali o meglio con lenti a contatto).
(Da Storia della visione)

venerdì 12 dicembre 2008

Le lenti intraoculari multifocali

Le lenti intraoculari multifocali furono introdotte nella pratica
chirurgica più di 20 anni fa ma hanno guadagnato recentemente una
maggior popolarità ed un maggior interesse in oftalmologia.
Già Michael Knorz (Manheim, Germania) nei suoi lavori tra il 1990 e il
1993 riferisce le sue opinioni a proposito delle prime lenti multifocali
utilizzate: indicazioni e controindicazioni, qualità della visione e
sensibilità al contrasto.
Analizza i problemi della visione nell'utilizzo delle prime lenti quali:
la IOL bifocale Storz TrueVista (Bausch&Lomb) e di quella bifocale
Acurasee (Alcon).
Ambedue avevano una costruzione e disegno ottico rifrattivo a tre zone:
una centrale, una semiperiferica o paracentrale ed una periferica; le
porzioni centrale e periferica utili per la visione per lontano e
l'anello intermedio per la visione per vicino.
Arriva più tardi la lente intraoculare bifocale diffrattiva 3M (3M) che
dopo alcune modifiche ed elaborazioni ha avuto la sua evoluzione nella
IOL multifocale AMO Array (AMO), in commercio fino a pochi anni fa..
In questi suoi lavori, il medico tedesco, in un certo senso, focalizza
e sintetizza quelle che poi si sono dimostrate considerazioni attuali
nell'utilizzo delle IOL multifocali moderne.
Nella correzione della presbiopia l'approccio chirurgico annovera
essenzialmente tre diversi tipi di intervento: impianto di lenti
multifocali, impianto di IOL accomodative, presbilasik.
Non ci soffermeremo nella discussione delle ultime due tecniche ma
faremo alcune considerazioni ed una piccola sintesi a proposito delle
capacità, limiti e benefici clinici delle lenti intraoculari
multifocali.
La monovisione resta comunque il compromesso più utilizzato nel tentare
di risolvere i problemi causati dalla presbiopia. La monovisione ideale
è quella che induce approssimativamente una profondità di campo di 1,50
diottrie.
Le lenti multifocali aumentano la profondità di campo creando due o più
fuochi distinti, questo crea un vantaggio per una migliore visione da
vicino a scapito degli effetti ottici causati dalla seconda
immagine (aloni,aberrazioni, etc.).
Le lenti multifocali disponibili oggi sul mercato oftalmologico
utilizzano differenti principi ottici e design. Per questo motivo, esse
provocano differenti benefici clinici ma anche diverse limitazioni.
Queste differenti proprietà ottiche sono illustrate da due lavori
sperimentali al riguardo ( Choi e Schwiergerling) che simulano le
perfomances ottiche e la visione alla guida notturna con tre F
IOL multifocali : la Alcon RESTOR, la Amo TECNIS multifocale e ReZOOM, e
dal lavoro (Terwe ed altri) che considera le stesse tre IOL
paragonandole ad altre lenti multifocali.
Come dimostrano questi articoli, le IOL diffrattive come la RESTOR e la
TECNIS multifocale, per esempio, procurano due fuochi distinti, uno per
la visione per vicino ed uno per lontano con una conseguente perdita di
risoluzione per quanto riguarda la visione intermedia; questa
diminuzione della visione intermedia è stata confermata clinicamente
anche dai lavori di Goes.
Procedendo ad un impianto bilaterale di una lente multifocale
diffrattiva il 7,2% di pazienti conseguentemente usano occhiali per la
distanza intermedia.
Usando invece la tecnica mix&match, cioè l'impianto di due differenti
IOL nei due occhi, Goes ha riscontrato una maggior percentuale di
indipendenza dall'occhiale.
La tecnica del mixing and matching è illustrata dal lavoro di Gunem e
Celik che riportano la loro esperienza con questo approccio chirurgico.
Essi impiantarono la lente Array e la Cee on 811E diffrattiva di
Pharmacia che era predecessore della IOL multifocale Tecnis. Essi fecero
una comparazione tra tre differenti gruppi: IOL diffrattiva e IOL
rifrattiva ciascuna singolarmente, e IOL diverse nei due occhi di un
paziente.
I risultati furono migliori nei pazienti impiantati con la tecnica
"mix&match". Nei primi due gruppi in cui fecero un impianto solo
unilaterale i risultati furono minori.
Gli stessi autori (Gunem e Celik) impiantarono la IOL diffrattiva
nell'occhio dominante e la IOL dominante per distanza Array nell'occhio
non dominante. Al contrario oggi gli Autori sono concordi nel caso in
cui si utilizzi la tecnica di "mix&match" nell'impiantare la IOL
dominante per distanza nell'occhio dominante.
Knorz sostiene secondo la sua esperienza che l'utilizzo di una lente
differente multifocale non è sempre da considerare la soluzione
migliore. Studi clinici dimostrano nella sua esperienza che esiste
il rischio che il paziente percepisca la differenza della visione dei
due occhi come effetto ottico fastidioso.
Nell'articolo di Hutz e al. viene analizzata la capacità nella visione
intermedia e la velocità nella
lettura. Queste due performances sono state paragonate in tre classi di
IOL impiantate bilateralmente: Array IOL, RESTOR IOL e TECNIS Multifocal
IOL.
Questi Autori constatarono che la capacità visiva nella lettura e la
velocità nella lettura a 60 e a 80 cm era migliore nei pazienti
portatori di lente multifocale Tecnis rispetto a quelli con Array IOL.
Questo in un certo senso contraddice il razionale dell'impianto misto
cioè di due differenti tipi di IOL multifocali.
La morale di questo differente tipo di approccio chirurgico può essere
che entrambe le vie possono essere considerate valide soluzioni. La
chiave è senza dubbio la selezione del paziente. Molto dipende dal
risultato chirurgico del primo occhio ed anche dalla soddisfazione del
paziente. Questo è importante per condurre alla scelta della IOL per il
secondo occhio. Se il paziente è soddisfatto del risultato del primo
occhio è utile impiantare la stessa lente nel secondo occhio. Il
vantaggio della indipendenza dall'occhiale o, come risultato finale, la
ridotta dipendenza dall'occhiale ha comunque il suo prezzo.
Come evidenziato da Martines Palmer ed al. le IOL multifocali hanno
comunque una migliore qualità visiva e sicuramente minori effetti
secondari. E' utile ribadire la selezione del paziente: la
lente multifocale è un'ottima lente comunque per un paziente che non
vuole o rifiuta di indossare occhiali ed è preparato e ben informato sui
possibili minori risultati a riguardo della qualità visiva
(aloni, etc.).
Ma se ci poniamo questa domanda: la qualità della vita è migliore nei
pazienti che hanno subito l'impianto di IOL multifocale? Questa
questione è stata affrontata da Blaylock e al..
Essi hanno analizzato la qualità della vita rapportata al miglioramento
dell'acuità visiva in pazienti con l'impianto bilaterale di IOL
multifocale RESTOR che è stata sicuramente incrementata soprattutto nei
pazienti precedentemente ipermetropi costretti all'utilizzo degli occhiali.
Un'altra importante questione a proposito di chirurgia con IOL
multifocali è il raggiungimento dell'emmetropia. Il risultato finale
dell'emmetropia non è sempre la conseguenza certa di una
chirurgia con impianto di lenti multifocali. La correzione ulteriore del
difetto residuo con la chirurgia rifrattiva laser è in alcuni casi la
richiesta del paziente operato.
L'esperienza di Jendrikse e di Knorz a proposito di un trattamento
customizzato è differente a seconda del tipo di IOL multifocale.
L'approccio wave front si è dimostrato utile nel caso delle IOL
multifocali diffrattive (Tecnis multifocali e Restor) non nelle IOL
multifocali rifrattive (ReZoom).
Questi risultati clinici sono supportati dagli Studi di Campbell che
fece delle misurazioni wave front in occhi artificiali dimostrando che
ciò era possibile realisticamente in IOL diffrattive, non possibile in
IOL multifocali rifrattive.
Nei lavori di Chorman e al. si dimostra che non è possibile avere reali
informazioni a proposito di misurazioni aberrometriche negli occhi con
lenti a contatto multifocali diffrattive oppure con IOL multifocali
Restor anche usando differenti sistemi di misurazione aberrometrica.
Per quanto riguarda i trattamenti customizzati recenti studi di McRae
hanno dimostrato che i disturbi soggettivi lamentati e la scarsa visione
per lontano sono correlati al coma e trifoglio corneale e alle
aberrazioni sferiche simili a quelle dovute al decentramento della IOL.
McRae ha usato una aberrometria ad alta risoluzione come pure l'analisi
wave front corneale.
I risultati dimostrano che l'analisi wave front è importante per il
trattamento dell'ametropia residua e per le aberrazioni di alto ordine
negli occhi impiantati con IOL multifocali.
Come ultima ma non meno importante considerazione a proposito di IOL
multifocali molti Autori riportano il neuroadattamento dopo impianto di
IOL multifocali. I pazienti hanno un adattamento continuo alla
multifocalità e la loro visione sembra avere piccoli progressi nel tempo.
L'informazione continua e l'essere "pazienti" migliora la performance
visiva.
Alcuni Autori (Kaymak e al.) propongono l'idea del training nella
performance visiva.
La correzione della presbiopia è comunque una sfida finale della
chirurgia rifrattiva. Le lenti multifocali offrono un buon compromesso
nel tentativo di emulare il perfetto processo dell'accomodazione
dell'occhio umano.
(Da Journal of Refractive Surgery)

mercoledì 10 dicembre 2008

Lenti a contatto e trucco

Ormai le lenti a contatto sono diventate così confortevoli ed economiche
che sono alla portata di tutti; ad usarle sono soprattutto le donne, che
vengono spinte al loro utilizzo soprattutto dalla motivazione estetica;
ovviamente quasi nessuna rinuncia al make-up, spesso senza conoscere
alcune precauzioni che è bene adottare quando si usano i cosmetici e
contemporaneamente si indossano lenti a contatto, per evitare fastidiose
complicazioni, e per fare in modo di ottenere sempre i migliori risultati.
Se la lente viene a contatto con le sostanze contenute nei prodotti
cosmetici, i risultati possono essere imprevedibili; si rischiano
irritazioni, reazioni allergiche e infezioni anche gravi.
Innanzitutto è importante sapere che la lente va inserita prima
dell'applicazione dei vari cosmetici perchè si vede meglio quello che si
fa, anche perché applicando le lenti prima del trucco non accade che i
cosmetici vengano trasferiti alla lente stessa ed infine anche per
evitare di rovinare l'opera "d'arte" eseguita con tanta pazienza e cura.
L'applicazione delle lenti dopo il trucco può causare lacrimazione, che
a sua volta provoca immediatamente lo scioglimento del make-up.
Altrettanto importante è togliere sempre le lenti prima di struccarsi,
poiché durante queste operazioni il trucco può colare nell'occhio e
quindi sulla lente, causando irritazione.
Quali prodotti usare
. Scegliere solo prodotti cosmetici di qualità e specifici per i
portatori di lenti a contatto.
. Usare preferibilmente quelli ipoallergenici e quelli che sono
descritti "per occhi sensibili".
. Evitare prodotti grassi che possono lasciare residui sulle lenti, e,
come regola generale, non applicare il trucco troppo vicino all'occhio.
. Ricordare che dopo un certo periodo di tempo (da uno a sei mesi) i
cosmetici tendono a deteriorarsi e possono popolarsi di batteri. Non
utilizzare quindi cosmetici se non si è sicuri dello stato di conservazione.
- Mascara: dopo qualche ora dall'applicazione sulle ciglia esso si
asciuga e tende a sgretolarsi e qualche frammento può andare nel sacco
congiuntivale e/o sotto alla lente ed è potenzialmente irritante. E'
quindi consigliabile l'utilizzo di prodotti idrosolubili e comunque è
importante fare una applicazione non abbondante.
Il liquido del mascara può essere soggetto a contaminazioni batteriche.
E' per questo motivo che si consiglia di cambiare il mascara entro un
tempo limite di 3-4 mesi dalla sua apertura.

- Cipria: questa non viene applicata in vicinanza agli occhi ma può
andare a contatto con le dita e da queste alle lenti, creando poi una
contaminazione della LAC. Pertanto la buona pulizia delle mani è
indispensabile: specialmente nella rimozione delle lenti.
Come per l'ombretto sono consigliate le polveri pressate, che non creano
l'effetto "nuvola".

- Eye-liner: non applicarlo sul bordo interno delle palpebre poiché
potrebbero causare irritazioni.
Evitare anche prodotti liquidi che possono colare facilmente e sporcare
le lenti alterandole: utilizzare invece matite morbide.
Anche per l'eye-liner è quindi consigliabile un utilizzo leggero,
prodotti idrosolubili e un cambio ogni 3-4 mesi.
Interessando il bordo palpebrale, l'eye-liner è un prodotto che può
essere causa di blefariti e orzaioli.

- Ombretto: è preferibile evitare prodotti iridescenti o ad effetto
lucido, poiché contengono polveri dorate o argentate, oppure estratti di
conchiglie triturate, che possono essere particolarmente irritanti per
chi indossa le lenti.
Si può intuire il pericolo del "corpo estraneo".

- Spray per capelli tipo lacca ed altre: sono prodotti dannosissimi per
le LAC per la loro particolare composizione.
Se spruzzati direttamente ne alterano la superficie, conferendo un
aspetto tipo sale-e-pepe, mentre a livello corneale possono creare
abrasioni e cheratiti.
Si consiglia, quindi, di usarli con molta cautela, prima di mettere le
lenti, e soprattutto chiudendo bene gli occhi.
Egualmente prima di usare tinture o lozioni togliere sempre le lenti a
contatto.
Una volta rimosse le lenti a contatto, sempre meglio utilizzare sapone
neutro sia per il viso, che per le mani e mai prodotti struccanti
contenenti soluzioni detergenti o alcoliche.
Il consiglio dell'oculista: per pulire le palpebre utilizzare apposite
salviettine monouso (Iridium di Sooft e Bioos), utili anche per i non
portatori di lenti a contatto, studiate per l'igiene palpebrale a base
di prodotti naturali quali Ananas ed Echinacea (OPTOcare di OPTOX),
molto indicate anche per gli occhi sensibili poiché consentono una buona
pulizia con azione decongestionante e lenitiva.
(Da Igiene Oculare)

venerdì 5 dicembre 2008

Benefici della CK (Conductive Keratoplasty o Radiofrequenza) nella visione da vicino dopo la Lasik

La Refractec, azienda californiana, leader nel settore della chirurgia
rifrattiva, ha annunciato i risultati e l'efficacia del trattamento CK
nei pazienti operati di lasik.
Lo studio clinico presentato dall' Accademy of Ophthalmology di Las
Vegas su 60 pazienti di età compresa tra i 41 e i 63 anni ha portato ai
seguenti risultati:
dopo il trattamento il 95 % dei pazienti riusciva a leggere il carattere
J3 della tabella ( i caratteri abituali della lettura ) , l'85% dei
pazienti ha avuto un miglioramento nella visione intermedia, oltre
il 90% è rimasto soddisfatto nella qualità visiva e ha ottenuto un
netto miglioramento nella profondità di campo.
Lo studio ha anche dimostrato che la CK è una tecnica affidabile e
sicura e che non ha portato a complicazioni o problemi per il flap corneale.
Secondo il Dott. Michael Gordon di San Diego, nei pazienti operati di
lasik che mostrano difficoltà nella visione a media distanza o da vicino
la CK ha dato soggettivamente un vantaggio nell' 85% dei casi.
Sempre il Dott. Gordon dice che: " Il trattamento CK è una procedura
molto sicura e promette numerosi vantaggi a milioni di pazienti operati
di lasik che non vogliono utilizzare gli occhiali per vicino".
(Da Cataract&Refractive Surgery Today)

martedì 2 dicembre 2008

Lo sviluppo dell'occhio

Quali sono le trasformazioni che l'occhio in quanto bulbo oculare
subisce nel corso della vita? E' soggetto a cambiamenti simili a quelli
che ha il corpo umano durante lo sviluppo e la crescita?
E' interessante nel neonato e comunque durante la crescita constatare
che c'è una correlazione tra l'età, l'altezza, il peso corporeo e la
lunghezza dell'occhio (che si sviluppa e cresce né più né meno del resto
dell'organismo).
Alla nascita e nei primi mesi, spesso l'occhio è ipermetrope, ciò perché
è ancora "immaturo"; infatti durante la crescita si ha una
emmetropizzazione perché le componenti rifrattive dell'occhio hanno un
processo di sviluppo coordinato per avvicinarsi alla emmetropia (assenza
di difetti visivi per cui l'occhio vede bene per così dire "al naturale").
Ma cambiano anche altre strutture e/o il rapporto tra di loro: per
esempio nel corso della vita il colore del cristallino varia, tende ad
ingiallire e ciò può modificare la percezione della luce, vedendo i toni
dei colori più scuri e potendo notare aloni intorno a fonti luminose,
tipo i lampioni stradali.
Da 1 a 3 anni, lo sviluppo della vista di un bambino comincia a
percorrere la strada maestra della crescita tumultuosa cui è sottoposto
tutto l'organismo; il piccolo segue con attenzione tutto ciò che si
muove, intorno a lui, i suoi occhi riescono a convergere bene se si
avvicina al viso o alla bocca un giocattolo; ma soprattutto comincia a
sviluppare un'azione che si rivelerà fondamentale per la sua crescita,
cioè collegare vista e memoria, riconoscere persone e oggetti con cui ha
familiarità. Il bambino a questo punto ha già cominciato a costruirsi il
suo mondo, lo vede, lo riconosce e lo difende. Provate a portargli via
un giocattolo e ne avrete la prova!
A 6 anni lo sviluppo della funzione visiva è pressoché completo, anche
se non stabilizzato. Vale a dire che il bambino-uomo può vedere bene,
può percepire tutti i colori, può, salvo difetti congeniti, convergere
bene, il suo bulbo oculare è cresciuto notevolmente e segue comunque la
crescita di tutto l'organismo, la sua acutezza visiva raggiunge di
regola i 10/10 se non ha difetti visivi o patologie oculari. E' un
ometto insomma, ma ha davanti a sé la prima vera prova, il primo
confronto che la vita gli propone: la scuola. In cui non si confronterà
con giocattoli o con le carezze compiacenti della mamma ma con cose,
oggetti e persone diverse che da lui esigeranno, pur con tutta la
comprensione possibile, delle risposte. Dalle sue parole, dai suoi
atteggiamenti, dai suoi occhi. Perché la vista sarà una delle armi più
affilate delle quali il bambino potrà servirsi per districarsi in un
mondo tutto nuovo e non sempre amichevole.
Il primo libro, ad esempio, può rivelarsi un ostacolo quasi
insormontabile se il bimbo non è aiutato da una vista pressoché
perfetta. Può accadere che abbia difficoltà nel mettere a fuoco quanto
scritto sul libro o alla lavagna, lamentandosi d'essere stanco o d'avere
mal di testa. Certo può essere, e nella maggior parte dei casi è, la
ribellione del puledro che rifiuta il salto, di un bimbo cioè che veda
il libro, la maestra, la scuola e la lavagna come un ostacolo al suo
benessere e alla sua libertà. Ma potrebbe anche essere che il piccolo
non veda bene, ad esempio che metta a fuoco male le immagini perché
soffre di una leggera ipermetropia, quindi il suo bulbo oculare è troppo
corto e le immagini vengono focalizzate dietro la retina e non sulla
retina.
Si spiegherebbe così la stanchezza e l'emicrania, che colpiscono anche
chi soffre di astigmatismo e per cui la messa a fuoco diventa difficile
e faticosa; e tutti questi difetti della vista di solito non si
manifestano prima che il bambino cominci a studiare. Come se la scuola
e, più ancora, l'impegno fra libri e quaderni fungesse da detonatore di
una situazione disequilibrata che attendeva solo un pretesto per
manifestarsi.
Sempre negli anni delle scuole elementari, quando non addirittura
all'asilo, può capitare che una madre attenta o una maestra scrupolosa
si accorgano che il bambino pasticcia un po' con i colori, anche dopo
essere stato richiamato all'uso dell'uno piuttosto che dell'altro. Se
l'episodio si ripete e il bimbo mostra di non capire quanto gli viene
detto e continua a confondere i colori, ci sono buoni motivi per
sospettare che si tratti di daltonismo, un difetto ereditario della
percezione dei colori; la compromissione può essere totale ed in tal
caso il ragazzino vede il mondo in grigio con sfumature di varia
intensità oppure il difetto può essere parziale o non percepire soltanto
qualcuno dei colori primari (rosso, verde e blu) e quindi avere
semplicemente un'alterazione della percezione del colore.
(Da "Storia della visione")