Le malattie dell'occhio

Tutte le malattie dell'occhio, le novità che riguardano la cura e la prevenzione.

giovedì 25 novembre 2010

In preparazione ad un intervento chirurgico agli occhi o al trattamento con laser ad eccimeri

Almeno quindici giorni prima dell'intervento occorre sospendere l'uso
delle lenti a contatto nell'occhio da operare; il trucco alle palpebre
invece va arrestato almeno tre giorni prima; occorre inoltre sospendere
eventuali terapie locali a base di colliri, pomate ecc.
Il giorno dell'intervento evitare di utilizzare profumi, dopobarba, ecc..
Prima di uscire di casa per l'intervento,lavare il viso e le palpebre
con sapone; utile è anche munirsi di un paio di occhiali da sole da
utilizzare dopo l'operazione.
Precauzioni e prescrizioni postoperatorie
Nei primi giorni seguenti al trattamento laser l'occhio è fragile e va
protetto; occorre perciò utilizzare un paio di occhiali leggermente
scuri nelle ore diurne e proteggere l'occhio con una conchiglia di
plastica durante la notte; per i primi 4-5 giorni essa impedisce
involontari strofinamenti o traumi durante il sonno. L'attività sportiva
leggera (corsa, ginnastica, ecc..) può essere ripresa anche dopo 2-3
giorni; per fare sport più pesanti ( sci, pallone, ecc.) attendere
due-tre settimane.
L'uso del computer, della televisione, dell'auto può iniziare uno-due
giorni dopo se il paziente si sente di farlo.
E' molto importante non strofinare l'occhio sottoposto al trattamento
laser; questa precauzione è bene sia mantenuta durante le prime quattro-
sei settimane.
Nelle prime due-tre settimane seguenti all'intervento non fare bagni in
piscina o al mare (a meno che non si usi una maschera), non truccare gli
occhi, non esporsi a prodotti spruzzati da bombolette spray, etc..
Da evitare sono pure gli ambienti con prodotti irritanti (ambienti con
gas chimici, locali fumosi, posti polverosi, etc..); per qualche giorno
evitare pure che shampoo e sapone entrino nell'occhio operato (la doccia
può essere fatta fin dal giorno dopo, tenendo gli occhi chiusi quando si
usa lo shampoo).
Nelle prime due settimane è inoltre preferibile non esporsi a lungo alla
luce intensa del sole specialmente in alta montagna o al mare senza
un'adeguata protezione con occhiali scuri dotasti di filtro contro i
raggi ultravioletti; un occhiale da sole di buona marca è sufficiente a
tale scopo.
Le cure postoperatorie vanno iniziate 2-4 ore dopo l'operazione.
Consistono nell'instillare uno o più colliri a base di antibiotici,
antinfiammatori e lacrime artificiali; il paziente deve applicarli
sull'occhio operato con la frequenza e per il periodo richiesto dal
chirurgo; solitamente si applicano uno o due colliri 5-6 volte al giorno.
(Da Igiene Oculare)

venerdì 19 novembre 2010

Occhio bionico: nuova luce grazie ad un nuovo dispositivo

Un cieco ha recuperato parzialmente la vista grazie a un dispositivo installato a Londra.
L'occhio bionico ha restituito parzialmente la vista a un cieco, se pur in modo rudimentale e con una visione "per flash". Dopo oltre trent'anni di oscurità, ora Ron riesce a distinguere il bianco dal grigio e dal nero, può seguire una linea e presto…spera di vedere la luna.

Il dispositivo è stato installato lo scorso anno al Moorfields Eye Hospital di Londra: la vita dell' (ex) cieco è cambiata, così come risulta da un'intervista rilasciata alla Bbc.
Pur con tutte le cautele del caso – si tratta di esperimenti pilota – l'alta tecnologia che ormai ha sconfinato nella letteratura fantascientifica, è riuscita in parte a rimediare agli effetti deleteri di una malattia oculare a carattere genetico: la retinite pigmentosa, che danneggia irreparabilmente la retina provocando danni a partire dalla periferia del campo visivo verso il centro (visione "tubulare").

Dunque, questo tipo di occhio bionico – messo apunto nell'ambito del progetto Argus II – è costituito da una retina artificiale (basata su un chip) che riceve senza fili le immagini provenienti da telecamere miniaturizzate collocate sulla montatura degli occhiali: infine, tali immagini vengono inviate, sotto forma di impulsi elettrici, attraverso il nervo ottico fino alla corteccia cerebrale. Se l'intervento va a buon fine si riescono a vedere sessanta quadratini in bianco e nero.

La tecnica può però essere impiegata solo per alcune forme di cecità: il nervo ottico deve essere integro. Gli interventi, senza eguali nel Regno Unito, prevedono di impiantare"occhi bionici" in quindici ciechi anche in altri Paesi: Usa, Germania, Francia e Messico.

(Da Oftalomolgia Sociale)

giovedì 11 novembre 2010

test5

martedì 2 novembre 2010

Trapianti di cornea: la valutazione dell'esito

Il trapianto di cornea negli ultimi 10 anni ha evidenziato dei notevoli
sviluppi che hanno portato a considerarlo non più come soluzione estrema
ad una situazione disperata ma ad una valida soluzione a problemi
corneali non affrontabili con metodi meno invasivi.
Un recente studio condotto dal dr. Waldock e dal dr. Cook fornisce lo
stimolo per discutere su due punti che venivano considerati assiomi nel
mondo dei trapianti di cornea: il primo definisce questo come un
intervento ad alta percentuale di successo, il secondo descrive la
cornea come il sito con minore percentuale di rigetto del tessuto
trapiantato.
L'ultima affermazione si riferisce ad un'osservazione fatta più di cento
anni fa dal dr. Medawar basata sulla constatazione che la cornea è
assolutamente priva di circolazione sanguigna responsabile del trasporto
degli antigeni che riconoscono il tessuto trapiantato come esterno e
quindi da rigettare.
La ricerca del dr Waldock e del dr. Cook prende in considerazione gli
unici due studi a livello internazionale che abbiano coinvolto un numero
considerevole di pazienti.
Dai dati emerge che il successo del trapianto di cornea,valutato come
sopravvivenza del lembo,ha effettivamente un'alta percentuale di
riuscita nel primo anno con una sopravvivenza del 90%.
Tuttavia negli anni successivi la percentuale dei lembi sopravvissuti
scende al 74% dopo cinque anni e del 62% a 10 anni.
Questi dati sono sovrapponibili alla percentuale di successo del
trapianto di rene, organo fortemente vascolarizzato; questo induce a
ritenere che questi siano assiomi da rivalutare.
Il fatto che questi siano dati provenienti dall'unico studio che prende
in considerazione un numero rilevante di pazienti pone l'accento sulla
necessità di creare un registro italiano che contenga i dati relativi a
tutti i trapianti e al fabbisogno annuale di cornee.
In tutti i paesi sviluppati tutte le cornee per trapianti sono raccolte
e selezionate dalle banche degli occhi.
La prima nacque a New York nel 1994 e ha posto le basi per la nascita di
molte altre. Negli Stati Uniti le circa 100 banche sono riunite nella
Eye Bank Association of America che impone alle banche affiliate delle
linee guida molto rigide.
Le circa 10 Banche degli Occhi italiane sono riunite con le 60 europee
nella European Eye Bank Association che a differenza di quella americana
chiede alle sue affiliate di dichiarare in maniera chiara ed esplicita i
criteri di qualità adottati.
Le banche europee nel 1998 hanno raccolto 27213 cornee di cui il 60% è
stato distribuito per trapianto.
Il trapianto di cornea rappresenta l'allotrapianto più eseguito al
mondo;le patologie della cornea infatti rappresentano, a livello
internazionale, la seconda causa di cecità dopo la cataratta.
Le più importanti patologie corneali trattate con il trapianto sono le
ectasie, tra cui la più frequente è il cheratocono, la cheratopatia
bollosa, scompenso dell' endotelio.
Tutti gli studi riguardo i trapianti di cornea mirano a valutare la
percentuale di successo a lungo tempo per questo motivo tutti gli studi
non possono durare meno di 3 anni.
Il successo di un trapianto può essere definito tale non solo quando il
lembo sopravvive a lungo tempo ma soprattutto quando riesce a dare
all' occhio operato una visione migliore o perlomeno simile all'altro
occhio.
Perché il trapianto abbia successo bisogna tener conto di una serie
di caratteristiche sia del ricevente che del lembo del donatore.
Del ricevente fare attenzione alla patologia di cui è affetto
all' infiammazione e alla vascolarizzazione della cornea al momento
dell' intervento.
Della cornea da trapiantare, invece, bisogna tener conto della qualità
dell' endotelio, della dimensione dell' innesto e in caso di secondo
trapianto deve essere valutata in maniera molto precisa l'istocompatibilità.
La conduzione degli studi sui trapianti devono quindi tener conto delle
informazioni relative sia al pre che al post trapianto, in maniera tale
da contribuire all' evoluzione delle Banche degli Occhi così che possano
migliorare la sicurezza e la qualità dei trapianti di cornea.
(da L'Oculista Italiano)