Per gli ipovedenti non è importante solo vivere più a lungo, ma bisogna
guardare alla qualità della loro quotidianità per accrescere la loro
partecipazione sociale e familiare.
La sfida che la medicina contemporanea è chiamata a vincere è quella di
garantire la massima prospettiva di vita con una qualità tale da
permettere una completa autonomia.
I progressi della medicina associati alle migliori condizioni di vita
hanno portato ad un aumento della prospettiva di vita.
L' aumento della vita media è un dato oggettivo inconfutabile ma come si
fa a valutare la qualità di questi anni in più?
Le scuole di pensiero sono due: la prima sostiene che l'allungamento
della vita si traduca soltanto in un aumento degli anni trascorsi in
cattive condizioni, la seconda,invece, sostiene,che questo pessimismo
sia dovuto solamente ad una maggiore attenzione dell'anziano verso i
propri sintomi a fronte di una non consapevolezza delle proprie
condizioni e aspettative non sostenibili per l'età.
L' ISTAT con le sue ricerche ha introdotto il concetto di salute
percepita: il 28% degli intervistati con più di 75 anni sostiene di
sentirsi male o molto male e di dover fare ricorso costantemente a
servizi sanitari, con una netta prevalenza del sesso femminile.
L' ISTAT ha anche valutato che un uomo di 65 anni ne avrà da vivere, in
media, altri 17.5 di cui 15 in piena autonomia; per una donna della
stessa età gli anni da vivere saranno, sempre in media,altri 21.3 e di
questi almeno 16.2 saranno di buona salute.
In conclusione secondo l' ISTAT si è riscontrato un aumento della
speranza di vita ma anche un conseguente aumento degli anni liberi da
disabilità.
Per quel che riguarda la vista è pensiero comune che non si possa avere
una buona qualità di vita senza una buona qualità di vista.
Con l'aumentare della prospettiva di vita si è riscontrato un aumento
delle patologie degenerative legate alla vista come la degenerazione
maculare senile, il glaucoma, il diabete o le vasculopatie retiniche.
L'obiettivo dell' oftalmologia moderna è quello di prevenire o perlomeno
curare alla loro insorgenza queste malattie.
Purtroppo queste patologie non sempre si riescono a combattere con
interventi preventivi infatti sono patologie degenerative legate all'età
di cui non si conoscono le cause ma solo pochi fattori di rischio.
Nonostante i molti progressi fatti nella terapia della maculopatia o del
glaucoma rimangono patologie davanti alle quali gli oculisti sono quasi
impotenti (la degenerazione maculare senile ad esempio) e le percentuali
di ipovedenti aumentano.
La riabilitazione visiva è ormai una realtà riconosciuta da una legge
del 1997 che ha permesso la creazione di centri di riabilitazione in
tutte le regioni.
La legge afferma che quando si dichiara una disabilità non bisogna
fermarsi a valutare il singolo organo o apparato deficitario ma bisogna
valutare come questo si ripercuote sulla vita sociale e familiare.
Per questo,in un paziente con handicap visivo, non bisogna limitarsi a
prescrivere un sussidio ottico (occhiali potenziati,video ingranditori)
ma bisogna insegnare ad usarlo, tenerlo sotto controllo per valutarne il
suo utilizzo nella vita quotidiana.
Il processo di recupero ha quindi un obiettivo preciso: sfruttare le
tecniche disponibili al fine di ridurre o prevenire il deficit visivo
per facilitare le attività quotidiane sia nella sfera familiare che sociale.
(Da Oftalmologia Sociale)